Con il Gruppo AVIS Giovani Bergamo abbiamo incontrato l'avvocato Pieralberto Biressi, che ci ha fornito gli elementi per ricostruire una breve storia dell'AVIS di Bergamo attraverso i suoi ricordi.
Nel 1936 nacque l'AVIS a Bergamo con il dott.Luigi Nicoli come presidente, mentre a Milano esisteva dal 1927 quando il dott. Vittorio Formentano, salvando una sua paziente grazie ad una trasfusione d'emergenza, introdusse il concetto della donazione di sangue allo scopo di salvare vite umane.

Ma torniamo a Bergamo. Passarono alcuni anni e cambiarono i presidenti, dopo il dott. Nicoli venne il dott. Spartaco Minelli, e successivamente il dott. Antonio Fara che presiedeva nel 1947 quando si verificò una mancanza di donatori a causa della guerra.
Divenne poi presidente il dott. Guido Carminati, che suggerì al nostro avv. Biressi di diventare vice-presidente, e aumentarono sproporzionatamente i donatori, le trasfusioni e nacquero alcune sezioni comunali, arrivando a 20/30 sezioni.

Nel 1961 fu costruita la prima ala della CASA DEL DONATORE al Monterosso, grazie al generoso contributo della popolazione bergamasca. Per l'ingrandimento del 1984 fu per la prima volta chiesto l'aiuto alla Banca Popolare che inaspettatamente offrì un sostanzioso finanziamento. Ciò fu indubbiamente espressione di una grande considerazione verso la nostra associazione, in seguito confermata da un imprenditore che per aiutare l'AVIS rinunciò a festeggiare le sue nozze d'argento.
Dopo il dott. Carminati, venne il dott. Iori e poi l'avv. Biressi che restò in carica per 9 anni. Arrivando ai giorni nostri, si sono passati il testimone alla guida dell'AVIS Domenico Giupponi, Tiziano Gamba ed ora Oscar Bianchi.

Mentre l'Avvocato ci raccontava i suoi ricordi delle donazioni dirette (il donatore a fianco del ricevente) ci trasmetteva le sue emozioni. Gli venne in mente, quando dopo la donazione, le suore infermiere portavano i donatori in cucina, offrendo del vino e bistecche da portare a casa.
Una tra le sue donazioni più coinvolgenti venne fatta con altri 3 donatori per un neonato, e terminò con successo riuscendo a salvargli la vita. Ricorda inoltre che era difficile donare direttamente nelle sale operatorie a diretto contatto con il paziente.
Nel 1950 l'AVIS venne riconosciuta giuridicamente dallo Stato italiano, e da quel momento vennero realizzate diverse agevolazioni come la giornata di riposo per i donatori e i rimborsi per le strutture delle trasfusioni.
Un altro passo importante venne fatto nel 1960 quando l'AVIS di Bergamo con Alberto Carrara fondò l'AVIS in Svizzera per gli operai italiani che lavoravano all'estero, i quali percorrevano 100/120 km per andare a donare in ospedale o alla Croce Rossa Svizzera.
A questo punto i bergamaschi dovettero ricredersi sul concetto ristoro. Infatti gli svizzeri con documentazioni americane provavavano che dopo la donazione era necessario bere molta acqua e non fare un pasto completo.

In seguito venne fatto un accordo con la Svizzera, per formulare, in francese per ragioni di neutralità, il regolamento che tutelava i donatori.
Nel corso degli anni, tutte le strutture hanno avuto dei miglioramenti, hanno incrementato la forza dei donatori e ascoltando questi ricordi, noi giovani abbiamo ricevuto l'ennesima conferma che è sì importante il nostro rapporto con l'associazione ma non senza l'appoggio che può esserci dato da chi, come l'Avvocato Biressi , ci trasmette la sua esperienza.
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